Claudio Ceroni
Titolare dell'azienda "El forno a legna" - panificatore biologico
C’è pane e pane
a cura di Germana Urbani
Non avevo idea che il pane fosse vivo, che avesse una madre né
che ogni pagnotta nascondesse in sé un pulcino che può e deve
crescere. L'ho scoperto andando a conoscere il signor Claudio Ceroni.
Sapevo di lui che produce pane biologico a Piazza vecchia, una
frazione di Mira. Pensavo di visitare un forno simile a quello del mio
fornaio, invece, sono bastati tre passi all’interno de “El forno a
Legna” ed ho capito subito che mi trovavo non solo in un ambiente
diverso ma anche in un mondo fatto di scelte e regole del tutto
differenti. Il signor Claudio è abbastanza spartano, di poche parole
ma molto sostanziose. Proprio come il pane che produce. Mi ha mostrato
subito il forno a legna costruito con le sue mani quindici anni fa
all’interno di uno spazio prima adibito a falegnameria.
Ha speso parecchie parole davanti alla bocca del forno. Avevo
l’impressione di trovarmi di fronte ad un grosso ventre, quasi un
sacrario da trattare con cura perché deve accogliere al momento giusto
il frutto del lavoro di molte persone.
In una piccola stanza adiacente, all’interno di un frigorifero, mi
mostra tre involucri rotondi. Li osservo di sfuggita. "E qui ci sono
le madri"- dice il signor Claudio. Penso di aver capito male e passo
oltre anche se percepisco, da come si affretta a chiudere, che lì
dentro c'è un piccolo tesoro.
Come è nata questa sua attività ?
Negli anni ottanta io e una decina di persone abbiamo fondato
l’associazione culturale “El Batauro” e aperto uno spaccio di prodotti
biologici. Andavamo a prendere il pane a Conegliano due volte la
settimana finché non è nato il mio primo figlio proprio in quella
città . All’ospedale di Conegliano, infatti, praticavano i primi parti
naturali e finché mia moglie era in ospedale io andavo al forno, dove
ci servivamo, per imparare a fare il pane in maniera naturale.
Nasce suo figlio, cambia la sua vita.
E’ stato anche un caso. Lavoravo nel settore dell’arredamento. Ero
sempre in giro per l’Europa di negozio in negozio ed ero stanco,
volevo stare vicino alla mia famiglia e mi sono inventato questa
attivitĂ visto che la richiesta di pane naturale non mancava.
All’inizio ne producevamo un paio di quintali a settimana. Ora siamo
saliti a sei.
Forniamo i negozi del biologico a Padova, Mestre, Venezia e Verona.
Avevamo cominciato a servire anche punti vendita piĂą lontani ma ci
siamo resi conto che non c’era convenienza. Non era solo questione di
costi legati al trasporto; anche eticamente non ritenevamo fosse
corretto.
Che differenza c’è tra il pane biologico e quello convenzionale?
Ci sono almeno tre differenze fondamentali. La qualitĂ delle
farine, il tipo di macina e la lavorazione.
Noi cerchiamo di lavorare con farine italiane che costano di piĂą di
quelle d’importazione; lo facciamo per sostenere l’agricoltura
italiana. Lavoriamo soprattutto con farine integrali eliminando dal
prodotto appena macinato solo la crusca più grossa che l’intestino non
riesce a smaltire bene. Un processo che riduce uno spreco assurdo di
energia. I fornai convenzionali, infatti, per fare il pane integrale
aggiungono crusca alla farina di tipo zero. Dietro quel pane ci sono
almeno quattro inutili passaggi.
Che tipo di farine usate e come le controllate?
Di grano e di farro, principalmente. Due anni fa avevo costituito una
societĂ con il signor Bruno Moro, quasi un maestro del pane naturale.
Lui aveva dei campi dai quali ricavavamo una parte del grano e il
resto lo compravamo da coltivatori della zona. Ora il signor Moro è in
pensione e mi affido totalmente al mio mugnaio che acquista materie
prime certificate provenienti dall’agricoltura biologica. Ci serviamo
presso il mulino Macina dell’avvenire a Giavera del Montello che
macina a pietra con la forza motrice dell’acqua. Una cosa interessante
è che la farina che acquistiamo è una miscela di cereali di pianura
con altri di collina. Ciò garantisce una migliore qualità di pane.
Che vantaggi dĂ la macinazione a pietra?
E’ lenta, più naturale e non surriscalda la farina. Il problema
della macinazione industriale è che il frumento, quando entra nelle
macine a cilindri d’acciaio che lavorano ad alte velocità , viene
surriscaldato e ciò provoca un’ossidazione che impoverisce il prodotto
finale. Ultimamente, poi, ci sono macine a pietra dichiarate che non
sono propriamente tali. In realtĂ si tratta di macine sintetiche che
lavorano a velocitĂ sostenute ottenendo un risultato molto simile a
quello delle macine cilindriche. Sta al fornaio verificare.
Terza e ultima differenza col pane convenzionale sta nella
lavorazione.
Una delle cose più importanti a questo punto è la lievitazione che
deve essere lenta. Noi amiamo chiamarla “selvaggia” perché varia molto
a seconda dei cambiamenti climatici. Una lunga lievitazione
neutralizza l’azione dell’acido fitico presente in modo apprezzabile
nella farina integrale. Quest’acido è molto dannoso per l’organismo
perché impedisce il metabolismo di importanti metalli quali ferro,
calcio e magnesio. Il lievito di birra, che di per sé non è nocivo, è
stato inventato per accelerare i tempi di lavorazione, specie
nell’industria, così però non si neutralizza l’acido fitico.
Ma cosa usate, allora al posto del lievito di birra?
Usiamo le madri che le ho mostrato prima nel frigorifero.
Una madre nasce la notte di San Giovanni. Ogni anno per l’occasione
facciamo una festa. Il signor Moro raccoglie su dalle foglie di
cavolo un po’ di rugiada, quasi mezzo bicchiere. Da quest’acqua, unita
a della farina, nasce una pagnottina che lascia inacidire. Ogni otto
ore, nel corso dei tre giorni seguenti, rinnova l’impasto
aggiungendovi farina ed acqua fino ad ottenere un vero e proprio
lievito. Questa è una pratica molto antica. Nel nord Europa ci sono
madri che hanno centinaia d’anni e vengono rinnovate ogni anno. Per
quei popoli fare il pane così è una tradizione irrinunciabile.
A questo punto mi racconti come e in quanto tempo nasce il suo
pane.
Verso le dieci di sera facciamo un preimpasto unendo 25 chili di
farina e acqua alle due pagnotte madri che teniamo in frigorifero nei
canovacci. Lasciamo riposare l’impasto fino alle sette del mattino. A
questo punto faccio altri impasti aggiungendo farina ai pezzi del
preimpasto, il mio lievito. Il tutto riposa ancora per altre tre,
quattro ore, e a seguire diamo forma alle pagnotte che lasciamo poi
lievitare per un’altra oretta. Giunte al doppio del loro volume sono
pronte per essere infornate. A quel punto però il forno deve aver
raggiunto la giusta temperatura. Far coincidere le due cose non è
sempre facile. Comunque inforno sempre verso l’una del pomeriggio. Il
pane parte solo la mattina dopo.
Abbiamo calcolato questi tempi anche in base al fatto che questo pane
ha bisogno di maturare. Una volta sfornato, deve avere il tempo,
almeno 24 ore, e il peso, sempre superiore al kg, di trasformarsi in
cibo vivo attraverso l’azione di ripopolante dei saccaromiceti che si
sono conservati nel cuore o “pulcino” della pagnotta. Appena sfornato
non si riesce a mangiarlo, il giorno dopo è migliore, i nostri
clienti lo sanno.
In questo modo si conserva anche piĂą a lungo.
Quali pregi ha il pane cotto in un forno a legna?
Il forno a legna garantisce una cottura che rende la crosta piĂą spessa
e croccante. Questo può essere considerato sia un pregio sia un
difetto. Durante la cottura a gas immettono del vapore, ad un certo
punto, che rende piĂą morbida la pagnotta. Io non ho la possibilitĂ di
farlo.
So che tiene dei corsi di panificazione naturale e che qualcuno lo
terrà anche presso la sede dell’associazione La Biolca.
Far conoscere queste cose è sempre bene. Abbiamo fatto diversi corsi
anche qui al forno. Se si tratta di un corso giornaliero preparo
l’impasto la sera prima e durante la giornata ripercorro le diverse
fasi di trasformazione. E’ solamente una questione di pratica, difetti
e problematiche varie spariscono con il tempo. Se qualcuno ha in casa
un forno per le pizze, poi, potrebbe approfittare del corso e iniziare
a farsi il pane in casa. Ma sarĂ utile anche a chi vuole semplicemente
approfondire la sua conoscenza in campo alimentare. In Italia non c’è
minimante la cultura del pane, molto sentita invece in Germania, per
esempio.
Lascio la casa del signor Claudio Ceroni pensando che a volte basta
una svolta netta per cambiare soprattutto la qualitĂ della propria
vita compiendo un’azione rivoluzionaria. Una svolta che viene dopo una
decisione maturata negli anni a forza di curiositĂ , informazione e
tanta buona volontĂ .
tratto da Biolcalenda