Età media dei soci che hanno risposto è di 44 anni: questo indica che l’appeal di Biorekk è maggior per un consumatore più maturo, che abbia potuto elaborare le proprie scelte di consumo con l’esperienza di anni. Probabilmente conta anche il discorso economico, nel senso che il costo della cassetta, o forse dei prodotto biologici, non è appetibile dai giovani universitari o con lavori precari.
L'80% di chi ha risposto è di genere femminile probabilmente perché ancora oggi a Padova sono le donne che si dedicano alla spesa familiare e forse sono ancora le donne che hanno più tempo da dedicare anche alle attività associative. Debole la spiegazione di maggior sensibilità verso tematiche etiche e solidali.
Media di 3 componenti; quindi la famiglia tipica che prende la cassetta è la coppia con 1 figlio. Analizzando la distribuzione delle risposte, si può notare come siano molto poche la famiglie composte da1-2 e da 4-5 componenti: che potrebbe voler dire che la cassetta da 17€ è troppo impegnativa (come quantità e forse come costo) per una famiglia più piccola e che l’offerta per le famiglie non è così attrattiva (probabilmente per un problema economico).
Media di 3 anni: avendo Biorekk 6 anni vuol dire che i soci che hanno risposto sono equamente distribuiti tra quelli più giovani e quelli più di maggior anzianità associativa.
Le risposte ricevute sono equamente distribuite tra quelle che fanno riferimento a motivi legati alla qualità del prodotto, il 48% delle risposte, e quelle che fanno riferimento a motivi legati ai valori portati avanti da Biorekk e da motivi etici e di solidarietà, il 52% delle risposte.
Del 48% di risposte che hanno puntato sulla qualità del prodotto, il 41% ha scelto Biorekk perché i prodotto sono biologici, il 30% perché i prodotto sono sani, il 26% perché sono prodotti locali e il 15% perché sono prodotti stagionali.
Il 60% dei soci prende la cassetta costantemente, ma il 78% degli stessi prende altri prodotti freschi BIO e il 74% altri freschi non BIO: quindi la cassetta non soddisfa completamente le esigenze della famiglia stessa, probabilmente perché non potendo scegliere i prodotti deve necessariamente integrarli. Il 40% dei soci non prende la cassetta costantemente, ma il 92% degli stessi prende altri prodotti freschi BIO e il 74% altri freschi non BIO. Quindi, quasi la totalità usa prodotti BIO ma solo il 60% prende la cassetta, il resto preferisce prendere da altri fonti. Comunque sia, circa il 74% del totale prende costantemente anche prodotti freschi non BIO.
Il prodotto biologico è scelto da parte dei soci soprattutto (75%) perché visto come inserito in un contesto di equilibrio generale con tra uomo e natura, con il clima e la stagionalità: in realtà un prodotto certificato biologico può non essere di stagione e può comunque essere prodotto da aziende agricole che sfruttano ampi appezzamenti di terreno. Il secondo motivo è per l’assenza di prodotto chimici (73%), elemento fondante dell’agricoltura biologica. Importanti sono stati considerati elementi qualitativi come il gusto, la genuinità e la salubrità del prodotto (72%). Anche la località ha evidenziato la sua importanza (71%), anche se non è legato direttamente alla produzione biologica. La salvaguardia dell’ambiente e l’assenza di OGM, che sono due elementi costitutivi dell’agricoltura biologica sono considerati rilevanti ma meno importanti degli altri (65%). Emerge ancora un po’ di confusione sul concetto di biologico, confuso con il termine generale “naturale”, perché si danno valore ad elementi che invece il biologico non garantisce completamente, come la stagionalità e l’equilibrio generale del territorio (si pensi alle grandi aziende agricole certificate).
L'idea delle gite in campagna è quella che attrae di più (82% di chi ha risposto alla domanda), in seconda battuta gli eventi gastronomici (77% di chi ha risposto alla domanda). Di seguito sono ritenute importanti ma di con minor intensità le serate informative, le raccolte collettive e la produzione autogestita(che ha riscosso 42 segnalazioni positive su 90 questionari ricevuti). Questo è indice della necessità di portare il consumatore sui campi, per capire concretamente cosa fa il produttore. Tra le idee ulteriori emerse dalla domanda, la maggior parte si sono rivolte all’aumentare la conoscenza del consumatore (libri, autoformazione, orto in terrazza, ecc). Inoltre sono state formulate delle ulteriori idee per avvicinare il consumatore al produttore, in particolare le seguenti due: spingere all’acquisto diretto nelle aziende agricole e i laboratori nelle scuole.
I motivi principali per cui salvaguardare la biodiversità sono stati i seguenti:
Difendersi dal monopolio delle multinazionali: 77% delle risposte alla domanda
Difendersi dalla proliferazione degli OGM: 62% delle risposte alla domanda
Per salvaguardare le specie animali e vegetali: 59% delle risposte alla domanda
Per salvaguardare i prodotti tipici del territorio: 57% delle risposte alla domanda
Per salvaguardare la varietà di cibi in tavola: 55% delle risposte alla domanda
La biodiversità viene quindi vista in contrapposizione all’operato di alcune grandi multinazionali che stanno creando il monopolio per sementi e tipologie vegetali.
Tra le proposte per affrontare il problema quelle che hanno suscitato il maggior interesse sono:
Inserire all'interno del prezzo una sorta di premio assicurativo: 31% delle risposte alla domanda
Compartecipazione del consumatore nel caso di danno effettivo al produttore: 25%
Intervento diretto sul campo dei consumatori: 6%.
Sono state avanzate anche delle proposte alternative:
1)da una parte creare reti di produttori in modo che il rischio venga in qualche modo condiviso e assieme abbiano le risorse, anche economiche, per affrontare delle problematiche di un o tutti i produttori
2)dall’altra è necessario un intervento degli enti pubblici per sostenere un’attività che dovrebbe essere fondante e essenziale per il vita di ogni comunità.
Il 92% di chi ha risposto al questionario definisce come importante la stagionalità dei prodotti.
La motivazione più usata (51%) è relativa all’equilibrio della natura che deve essere rispettato, perché è l’unico che può salvaguardare la nostra salute. Il 30% delle risposte si è focalizzato sull’impatto ambientale in termini di inquinamento per tra postare prodotti da altre parti del mondo. Il 23% parla di una maggior qualità del prodotto se se segue la stagionalità e, conseguentemente, la località. Il 13% ha parlato di una maggior conoscenza del territorio e di quello che offre e il 6% di una maggior varietà di prodotto utilizzati nell’arco dell’anno.
Il 77% di chi ha risposto al questionario definisce come importante il recupero dei prodotto tipici del territorio. La maggior parte di questo ne giustificano l’importanza con la necessità di garantire l’equilibrio naturale dell’ambiente circostante (88%). Il 74% lo definiscono molto importante per non standardizzare le colture e creare monopaesaggi. Il 65% sottolinea l’importanza di mantenere usi e costumi.
Tra chi ha dato altre spiegazioni, una buona parte si aggancia al minor impatto ambientale in termini di inquinamento e anche di costi nel non consumare prodotti che vengono da lontano e non sono locali.
Il 76% di chi ha risposto al questionario definisce come importante proseguire con il percorso intrapreso con Apprezziamolo come modalità di sostegno ad una certa agricoltura.
44 persone (49%) si sono dichiarate interessate all’acquisto mensile di PORRI.
57 persone (63%) si sono dichiarate interessate all’acquisto a settembre dei POMODORI.
51 persone (57%) si sono dichiarate interessate all’acquisto annuale di MIELE.
Questi numeri sono emersi da 90 questionari e quindi devono essere presi in considerazione solo come base per un calcolo che deve necessariamente considerare la pluralità delle persone a cui verrà offerto l’acquisto collettivo: esempio il miele, il cui acquisto collettivo è stato già effettuato con 170 Kg di miele da circa 150 famiglie (rispetto alle 51 del questionario (circa 3 volte il risultato del questionario).
Ipotizzando la stessa proporzione, potremo dire che per i PORRI si parla di acquistare collettivamente 44persone x 3 = 132 x 2Kg x 4 mesi = circa 1.000 Kg di PORRI
Ipotizzando la stessa proporzione, potremo dire che per i POMODORI si parla di acquistare collettivamente 57persone x 3 = 171 x 2Kg = circa 340 Kg di POMODORI
| PORRI (es. acquisto di 2 Kg al mese tra novembre e febbraio) | Si | No |
| POMODORI DA SUGO (es. acquisto di 2 Kg tra agosto e settembre) | Si | No |
| MIELE ( 2kg si miele all'anno) | Si | No |